La rabbia repressa ti divora: tutte le tecniche sconosciute per imparare a sfogarla e gestirla


rabbia repressa

Rabbia repressa: ovvero quando ignori tante volte, per tanto tempo, quella che è un’emozione naturale e necessaria accumulandone strati su strati che ti portano a stare male, psicologicamente e fisicamente.

La rabbia è una delle cosiddette emozioni primarie, ovvero quelle che gli studiosi come Charles Darwin in passato e Paul Ekman più recentemente hanno definito innate. Cosa vuol dire? Che tutti gli esseri umani, ovunque nel mondo, esprimono allo stesso modo alcuni precisi stati d’animo:

  • tristezza
  • gioia
  • sorpresa
  • rabbia
  • paura
  • disprezzo

Queste emozioni sono comuni anche ad alcuni animali e sono una prima, fondamentale forma di adattamento all’ambiente in cui viviamo. Sono innate perché non dipendono dall’educazione o dal luogo in cui viviamo, né dalla società con cui ci confrontiamo: le abbiamo dentro di noi, compaiono sin dai primi giorni di vita e sono il risultato della nostra evoluzione di esseri umani.

Accanto a queste emozioni primarie (dette anche universali), necessarie secondo la teoria evoluzionistica di Darwin a inserire l’uomo nel suo ambiente rendendolo capace di adattarsi e reagire (e quindi sopravvivere), esistono le emozioni secondarie, ovvero quelle più complesse che si sviluppano attraverso un ragionamento e derivano proprio dalla consapevolezza dell’essere umano e dal concetto che ognuno di noi ha di sé. Esse sono ad esempio la vergogna, l’invidia, la colpa, l’orgoglio o il rimpianto, giusto per dirne qualcuna. 

Quindi la rabbia non è qualcosa che si può o si deve cancellare, reprimere, ignorare. Troppo spesso viene stigmatizzata, indicata come un’emozione negativa che non bisogna mai mostrare, pena la riprovazione sociale. La rabbia, come tutte le emozioni, è il modo in cui esprimiamo qualcosa. È un modo di comunicare che ha la stessa importanza della gioia o della sorpresa.

La rabbia repressa

Se si soffoca un’emozione, a risentirne non è solo l’umore, ma anche il fisico. La rabbia repressa causa sintomi psicologici e fisici che generano malessere. Abbiamo bisogno di esprimerci, sempre. E la rabbia ha un suo significato, una sua utilità. Va espressa, sfogata, manifestata né più né meno degli altri sentimenti. Come vedremo, ci sono modi di esprimerla salutari e adatti, senza arrivare ad essere violenti, distruttivi o offensivi verso chi ci circonda.

Ma prima, bisogna capire come riconoscere la rabbia repressa. Solo così si può imparare a sfogare e soprattutto gestire la rabbia.

La prima cosa da fare è capire, comprendere, accettare che la rabbia esiste e che non è IL male. Troppo spesso, sin da piccoli, ci viene spiegato che è sbagliato manifestare la collera, considerata quasi riprovevole. Ma non è così, non è vero: la rabbia, come tutte le altre emozioni che proviamo, è utile al nostro benessere.

La rabbia può fare paura perché è un sentimento che genera azione: quando si è in preda alla furia si possono dire o fare cose delle quali ci pentiremo, si può fare del male (psicologicamente o, peggio, fisicamente) a qualcuno, ci si può letteralmente rovinare la vita. Dall’altra parte però la rabbia genera una spinta positiva: una spinta a ribellarci a un’ingiustizia, a reagire ad un torto, a rivoluzionare un sistema che riteniamo ci limiti e ci faccia soffrire. La rabbia può essere giusta, forte, ribelle, nobile, quando serve a riparare un torto.

Allora che si fa? Da una parte ci si sforza di reprimere questo sentimento, dall’altra esso serve, perché aiuta a conservare la giustizia: è per questo che bisogna imparare a gestire la rabbia.

Quindi, prima accetti che dovrai vedertela con essa, prima eviterai tutti i problemi della rabbia repressa. Prima impari ad esprimerla, prima riuscirai a gestirla a tuo vantaggio.

Tutti noi ci arrabbiamo, anche se spesso vogliamo negarlo soprattutto a noi stessi, e lo facciamo in diversi modi. Generalmente ciascuno di noi ha la propria modalità, ma essa può cambiare a seconda del momento e delle circostante.

Di solito la rabbia si divide in tre tipologie:

  • Rabbia fisica: è quella che ha come conseguenza un atto violento e che prevalentemente viene associata al mondo maschile;
  • Rabbia silente: è quella che non viene manifestata con le parole;
  • Rabbia verbale: si manifesta attraverso la parola e solitamente viene associata al mondo femminile.

Come riconoscere la rabbia

come gestire la rabbia

Foto di Ali Yahya su Unsplash

Come abbiamo visto, la rabbia è un sentimento innato, primordiale, che si sviluppa (e si manifesta) sin dalla più tenera età. Generalmente è un’emozione adattiva, ovvero deriva da un meccanismo di difesa, istintivo, per sopravvivere nell’ambiente in cui ci si trova. Però l’ambiente, col tempo, potrebbe diventare ostile, e allora la rabbia si scatena in modo diverso, perché scatta in seguito a qualche azione o situazione che noi riteniamo ingiusta, perché qualcosa ci viene negato. Ed è la rabbia disadattiva, quella che ci fa stare male.

Naturalmente i motivi per cui perdiamo la calma sono molteplici, ciascuno di noi la prova, in varie sfumature, per le cause più varie. In generale si può dire che ci arrabbiamo con qualcuno che sentiamo essersi comportato male con noi: ci ha fatto un torto, ci ha negato qualcosa, ci ha trattato male. Quindi si può affermare che la rabbia in noi si scatena quando attribuiamo a qualcuno (o a qualcosa) la volontà di ferirci, di impedirci di fare qualcosa, di frenarci, e anche di impedire la situazione frustrante. Quindi ci arrabbiamo quando pensiamo che volontariamente ci venga ostacolato il soddisfacimento di un bisogno.

La rabbia nasce anche a causa della frustrazione di attività che sono legate all'immagine e la realizzazione che abbiamo di noi stessi. Lo scopo dello scatto d’ira può essere quindi finalizzato a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato ed ottenere un cambiamento.

A volte, un responsabile diretto del nostro fastidio e del nostro malessere non c’è, o non si può identificare chiaramente, e allora scatta la rabbia contro noi stessi, che in qualche modo ci “puniamo” per esserci infilati in una situazione negativa che ci fa stare male.

Più spesso, a subire le nostre “paturnie” sono le persone a cui teniamo di più, che ci stanno vicine come parenti, amici, compagni e coniugi: subiscono i nostri momenti-no, li accusiamo di non capirci e di non ascoltarci e ci arrabbiamo con loro per questo.

La rabbia ci trasforma fisicamente; il corpo cambia gestualità, ponendosi in una posizione di attacco: ci irrigidiamo, gesticoliamo, la faccia si indurisce, aggrottiamo la fronte e digrignamo i denti. Nel frattempo il battito del cuore accelera, aumenta la sudorazione, la voce si fa più stridula o più profonda. Trasudiamo aggressività.

Questa è la rabbia, che è un sentimento transitorio che dura il tempo di uno sfogo, e che si può manifestare con tante sfumature: si va dal fastidio, all’impazienza alla collera, a dei veri e propri picchi di ira furiosa che possono spingerci a rompere gli oggetti, fare male a noi stessi e, cosa ben peggiore, a fare del male agli altri, anche se nella maggior parte dei casi essa si manifesta verbalmente.

Generalmente, si tratta di rabbia disadattiva: scatta quando non stiamo bene e quando scema, non ci sentiamo meglio. La rabbia nei bambini è invece adattiva: si scatena per quella funzione innata di adattamento all’ambiente di cui si parlava prima, e a volte anche gli adulti riescono a metterla in pratica, convogliando il sentimento negativo in attività alternative a ciò che ci viene negato dall’ambiente circostante. Così ci liberiamo del malessere e anzi ne traiamo una sensazione positiva.

Come riconoscere la rabbia repressa

Essendo la rabbia considerata un sentimento negativo da non manifestare in alcun modo, tanti di noi la reprimono. E talvolta questa rabbia è repressa così bene che non ci accorgiamo nemmeno di mettere in atto questo meccanismo. Ma alla lunga, tutto questo reprimere non ci fa affatto bene.

E allora bisogna capire se siamo tipi da rabbia repressa, così da rimediare. Perché è sempre meglio manifestare le nostre emozioni, anche la rabbia. Bisogna soltanto imparare a gestirla.

Come si fa a capire se abbiamo un cumulo di rabbia repressa dentro di noi?

Ci sono alcuni segnali che insegnano a capire se abbiamo cumuli di rabbia repressa che ci stanno bloccando l’esistenza. Tra questi:

  • Stanchezza cronica o stanchezza inspiegabile
  • Dolore cronico ma anche tensione alle mandibole, dolore al collo e/o alla schiena, generale tensione muscolare
  • Problemi a digerire, mal di stomaco e/o ulcere gastriche, costipazione frequente
  • Dipendenza da fumo, alcol, droga, farmaci
  •  Compulsione: per esempio sesso compulsivo, gioco d’azzardo, eccessi alimentari
  • Ansia, depressione o attacchi di panico
  • Utilizzo frequente ed eccessivo il sarcasmo e notevole cinismo, essere irriverente nelle conversazioni senza una vera ragione
  • Difficoltà a dormire

Tutte queste sensazioni negative sono frutto di questo continuo ignorare e reprimere la collera. Mi dirai, non è né bello da vedere, né accettabile, né tanto meno salutare urlare, sbraitare ed agitarsi tutto il tempo.

Vero. Arrabbiarsi non è socialmente accettato, alzare la voce e magari sbattere i pugni è considerato (spesso non a torto) segno di aggressività e quindi di pericolo. Ma senza la rabbia per una ingiustizia non ci sarebbero state le rivoluzioni che hanno salvato i popoli dalla schiavitù, per esempio, e una buona dose di arrabbiatura in tante occasioni ci ha dato una spinta a dare il massimo, a fare il meglio che possiamo per raggiungere un obiettivo, superare un ostacolo, realizzare un desiderio.

È ora di liberarsi della rabbia repressa: basta negare a noi stessi e agli altri che la rabbia esiste e che anche noi proviamo questa emozione, basta fingere, facendoci del male e offrendo agli altri la possibilità di capire come fare per dominarci ed imporsi su di noi.

L’equilibrio, come spesso succede, è la cosa migliore da realizzare. Ma come?

Imparare come gestire la rabbia è importante per evitare un accumulo che può diventare tossico e sfociare in comportamenti inopportuni, violenti e distruttivi che porterebbero a conseguenze negative sul piano sociale, fisico, psicologico.

Come gestire la rabbia

come gestire la rabbia

Foto di Reagan M. su Unsplash

​Un’altra cosa davvero importante da capire, accogliere ed interiorizzare, per liberarsi dalla rabbia repressa, abituarci a sfogarla in modo sano e controllarla quando non è necessaria, è che la rabbia non è qualcosa che arriva da fuori, ma è qualcosa che dipende esclusivamente da noi. Ce l’abbiamo dentro, né più e né meno delle altre emozioni. Per quanto ci sforziamo di dare la colpa della nostra rabbia a qualcun’altro o a qualcos’altro, non esiste alcun colpevole: siamo noi i responsabili della nostra rabbia.

Capito questo, sarà più facile capire come gestire la rabbia, come non farci letteralmente paralizzare da essa: essere arrabbiati fa consumare energia, ci imprigiona in un malessere diffuso e ci fa sembrare incatenati, impotenti.

La prima cosa da fare quindi, è riflettere su noi stessi, scavare tra i ricordi vicini e lontani, per trovare l’origine della nostra rabbia.

Aiuta tantissimo analizzare quali sono le nostre tipiche situazioni a rischio: tutti noi le conosciamo, lo sappiamo prima che accada, che sta per arrivare la rabbia. Se facciamo mente locale, probabilmente arriveremo alla conclusione che le situazioni che fanno emergere la rabbia hanno qualcosa che le accomuna: spesso la rabbia copre, nasconde un sentimento di insoddisfazione, un dolore, delle aspettative disattese, sensazione di abbandono, di mancanza di aiuto, una generale frustrazione ma anche la ricerca della perfezione o il senso di inferiorità.

Cerchiamo di “imparare” da essa per non farci più condizionare: imparare dalle emozioni fa maturare. Sapere come gestire la rabbia in modo costruttivo è la via per smettere di stare male, curare ferite che, a volte, sono molto profonde.

rabbia repressa

Foto di Freepik

Individuando queste situazioni e sensazioni, è la rabbia stessa a fornirci la strada per controllarla, gestirla, sfogarla in modo sano, intelligente e non-distruttivo: accettandoci per ciò che siamo, accettando anche gli altri, con tutti i loro limiti ed i loro difetti, accettare il fallimento, renderci più forti. Crescere.

Lavorando sulla nostra intelligenza emotiva, diventeremo più maturi e forti, crederemo maggiormente in noi stessi e sapremo come gestire la rabbia senza diventarne schiavi. Stare bene.

Come si diceva prima, gestire la rabbia non significa non arrabbiarsi mai, ingoiare rospo dopo rospo e finire con il diventare un contenitore di rabbia repressa pieno di problemi di ansia e costantemente col mal di stomaco. Controllare la rabbia non significa accettare dagli altri qualsiasi comportamento che noi riteniamo lesivo, non significa accettare passivamente quelle che noi consideriamo delle ingiustizie.

Controllare la rabbia significa analizzare con un poco di freddezza le situazioni, sviluppare l’intelligenza emotiva in modo da capire come la stessa situazione, le stesse parole, possono essere interpretate diversamente dagli altri, distinguere quando “vale la pena” arrabbiarsi e quando invece ci farebbe stare peggio. Non significa non sfogarsi mai, ma sapere come sfogarsi, perché “attraversare” la rabbia, viverla né più né meno come viviamo tutte le altre emozioni, può essere positivo, guarirci, calmarci. Ci libera di un peso.

La rabbia repressa è la più pericolosa, perché quando esplode, finisce per colpire anche chi non c’entra niente e certamente sfogarti a casaccio non ti porterà niente di buono.

Quindi, come gestire la rabbia: mettendo dei limiti. Come? Analizzando le situazioni che ci fanno arrabbiare: è per qualcosa che stanno facendo gli altri? È qualcosa che invece ci ricorda un evento negativo del passato? Ci stanno davvero trattando male oppure queste sensazioni sono frutto della nostra insicurezza e della nostra ansia da perfezione?

Contestualizzare, ridimensionare, capire anche l’altra persona: affrontando l’ira, non reprimendola, troveremo le risposte a queste domande e impareremo a contenerla. Potremmo prendere decisioni più lucidamente riguardo ai rapporti con gli altri, e magari scopriremo anche che i destinatari della nostra rabbia non sono poi così cattivi come pensavamo.

E quando sentiamo che qualcuno ci sta facendo stare male, diciamoglielo. In modo calmo, ma deciso, senza reprimere la rabbia, ma senza nemmeno scatenare l’inferno. La maggior parte delle volte le azioni e le parole degli altri non hanno alcuna intenzione di ferirci, di prevaricarci. Chiarendo subito che emozioni vi scatena un certo discorso o una certa azione ci sentiremo subito meglio e ne gioveranno anche i rapporti con gli altri. Criticare o esprimere disaccordo in modo pacato si può (anzi, si deve) fare!

rabbia repressa

Foto di Uriel Soberanes su Unsplash

E quando la rabbia non può essere contenuta, ci sono modi utilissimi e immediati per sfogarla senza rovinarci la reputazione. Praticare uno sport attivo per esempio, come la corsa, o un’arte marziale, è un modo perfetto per sfogare tutta l’elettricità e l’energia che provoca la rabbia, con due vantaggi almeno: non facciamo del male a nessuno e ci teniamo in forma. Un metodo ancora più rapido è prendersela con un cuscino: colpirlo, urlarci dentro, sbatacchiarlo di qua e di là è un buon modo per sfogarsi. Oppure buttarsi sul letto e fare come i bambini: scalciare, tirare pugni, rotolare. Senza dimenticarci di respirare

E quando la rabbia è sfogata, respirare, respirare, prendersi il tempo per recuperare, sorridere ed essere indulgenti con noi stessi. Perché arrabbiarsi non è qualcosa di cui ci si deve vergognare.

Mai più rabbia repressa quindi, essa va vissuta, ma abbiamo visto che accettare la sua esistenza, capire che si tratta di un’emozione naturale del tutto legittima non significa vivere in stato costante di arrabbiatura. Semplicemente non dobbiamo fingere che non esista, ma permetterci di sperimentarla, attraversarla. Così facendo impareremo ad esprimerla in modo sano ed a non farci dominare da essa.

Liberarsi dalla rabbia è confortante. Viverla in modo consapevole ci farà capire molte cose di noi stessi, ci farà capire i motivi che scatenano questa emozione, ci farà crescere e soprattutto ci farà stare bene, riducendo drasticamente la sua comparsa.

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