Scopri le azioni che fai ogni giorno e che ti stanno rubando tempo, soldi e serenità mentre neanche te ne accorgi


Sai che anche tu potresti aver sviluppato una forma di dipendenza senza nemmeno rendertene conto? Sì, proprio tu, che ami mangiare sano, che fai sport, che non fumi e bevi pochissimo. La dipendenza di cui parliamo non è da una sostanza, non stiamo parlando di droga, alcol, fumo o farmaci. Parliamo di quelle che vengono definite dipendenze comportamentali o dipendenze socialmente accettabili: ovvero quelle che non coinvolgono l’assunzione di una sostanza ma coinvolgono le azioni.

dipendenze comportamentali

Foto di Matthew T Rader su Unsplash

Sono nuove dipendenze, perché il concetto di dipendenze comportamentali è relativamente recente. Nuove perché vengono collegate ad atteggiamenti, comportamenti e abitudini relativamente recenti. Si parla di comportamenti perché delle attività normali, come ad esempio navigare in internet, fare shopping, sport, sesso, lavorare eccetera per alcune persone diventano oggetto di dipendenza. La necessità di reiterare il comportamento provoca delle conseguenze anche pesanti sul funzionamento di chi ne è vittima, incidendo sul piano affettivo e delle relazioni, emotivo, cognitivo e anche economico.

Gli studi clinici sulle nuove dipendenze sono molto recenti, proprio perché riguardano comportamenti socialmente accettati e attività chiaramente lecite su cui le persone arrivano a perdere il controllo. Nonostante i tanti studi e le osservazioni cliniche, ancora non esiste una classificazione ufficiale di queste dipendenze. Il V Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) nel 2013 ha inserito nel capitolo delle dipendenze solamente il disturbo da gioco d’azzardo, che viene assimilato alle dipendenze da sostanze, mentre le altre dipendenze comportamentali ancora non sono state definite ufficialmente a causa della mancanza di letteratura al riguardo.

Al di là delle classificazioni ufficiali ciò che, purtroppo, non cambia, sono i meccanismi psicologici, sociali e perfino fisici che queste dipendenze generano: perché anche se non ci sono sostanze coinvolte, il nostro cervello reagisce allo stesso modo e le conseguenze sulla nostra vita possono essere disastrose.

Ma veniamo con ordine. Innanzi tutto, cosa è una dipendenza comportamentale?

Nuove dipendenze: le dipendenze comportamentali

La differenza tra un sano entusiasmo, sebbene eccessivo, e la dipendenza patologica è che i sani entusiasmi arricchiscono la vita, mentre le dipendenze la impoveriscono.


(Mark Griffiths, 2005)

dipendenze comportamentali patologiche

Foto di Banter Snaps su Unsplash

La dipendenza comportamentale (in inglese anche: process addiction e non-substance-related addiction), è una forma di dipendenza patologica che comporta una compulsione a impegnarsi in un comportamento premiante non connesso alla droga - a volte chiamato ricompensa naturale - nonostante le conseguenze negative sul fisico, la mente, la vita sociale o il benessere finanziario della persona.

Insomma, facciamo una cosa che ci piace e non ci basta mai. Mettiamo in pratica quel comportamento che ci gratifica, continuamente, sempre più spesso. Finché non possiamo più farne a meno, e stiamo male se non lo facciamo. Ciò che inizialmente ci metteva di buonumore, si trasforma in un vortice nel quale veniamo risucchiati e dal quale sembra impossibile uscire.

Quello che è cominciato come un comportamento assolutamente normale, accettato e praticato da tutti, diventa una vera e propria malattia. Spesso in maniera subdola, proprio perché la dipendenza patologica in questi casi non dipende da qualche sostanza chimica che assumiamo, ma è la ripetizione compulsiva di azioni comunissime.

Tutti per vivere dobbiamo lavorare, a molti piace tantissimo e ne vengono assorbiti molto, ma ad un certo punto per qualcuno lavorare diventa vitale, necessario psicologicamente e fisicamente. Stare lontani dal lavoro fa scattare l’ansia: non lavorare fa stare male, letteralmente. Il confine tra avere passione e dedizione e diventare degli “alcolisti da lavoro” (“workaholic” in inglese) è labile ma una volta passato, quel confine, le conseguenze possono essere devastanti.

Questo è solo un esempio di dipendenza comportamentale, quelle dipendenze socialmente accettabili, perché tutti svolgiamo quelle azioni e ci comportiamo allo stesso modo. Si può diventare dipendenti da:
lavoro, shopping, corsa e fitness, internet, tecnologia, sesso, videogiochi, gioco d’azzardo e anche dall’affetto.

Quindi un comportamento normale, abitudinario, socialmente diffuso, legale, ad un certo punto diventa compulsivo, ripetuto all’infinito, esageratamente. E non è più un’abitudine, diventa una dipendenza, una dipendenza patologica, anche se non c’è alcuna sostanza psicotropa di mezzo.

Tra la dipendenza da sostanze e la dipendenza senza sostanze ci sono molti elementi in comune, tanto che ormai si parla di dipendenza patologica anche quando sono solo le azioni a dare assuefazione. La comunità scientifica tende sempre di più a classificare (e curare) globalmente la dipendenza da sostanze (come per esempio la dipendenza da alcol) e quella comportamentale (per esempio il gioco d’azzardo patologico). Esse sono considerate manifestazioni cliniche simili in quanto presentano diverse analogie tra loro. Di conseguenza vengono anche trattate seguendo approcci similari.

Come si riconosce una dipendenza comportamentale?

Foto di freestocks.org su Unsplash

Non essendo coinvolta l’assunzione di una sostanza più o meno proibita, per individuare se un’azione ripetuta è diventata una dipendenza patologica, è necessaria la conoscenza dei sintomi.

Solo l’osservazione delle azioni proprie e altrui, conoscendo quali sono i confini tra normalità e patologia, può far scattare il campanello d’allarme della dipendenza. Anche perché non essendoci assunzione di sostanze, è più difficile individuare una dipendenza, che in questi casi è anche più facilmente camuffabile. Trattandosi infine di un comportamento normalmente accettato, sicuramente dal punto di vista psicologico è importante il lavoro di prevenzione ed educazione riguardo a quei comportamenti che possono sfociare in dipendenza.

Sono diversi gli studi che si sono occupati di definire le caratteristiche della dipendenza comportamentale. In particolare, Mark Griffiths, psicologo inglese specializzato nel campo delle dipendenze comportamentali, nel 2005 rilevò sei aspetti, che presentano notevoli somiglianze a quelle delle dipendenze da sostanze:

  • preminenza: il comportamento caratterizza la vita della persona, dominando pensieri, emozioni e comportamenti della stessa;
  • influenza sul tono dell’umore: il comportamento incide sull’umore della persona;
  • tolleranza: per ottenere lo stesso effetto sul tono dell’umore, la persona attua maggiormente il comportamento, dedicandogli più tempo; 
  • conflitto: il tempo dedicato al comportamento provoca numerose difficoltà alla persona in termini di funzionamento, conflitti intrapsichici, relazionali e difficoltà in ambito lavorativo e sociale;
  • recidiva: dopo periodi in cui si riesce a gestire il comportamento, potrebbe esservi la tendenza a ricominciare o incrementare il comportamento;
  • astinenza: possono esserci sintomi, conseguenze fisiche ed emotive spiacevoli, ma non segni di astinenza fisiologicamente rilevanti come nelle dipendenze da sostanze.,

Le conseguenze delle nuove dipendenze

Come si diceva, le attività da cui si sviluppano le dipendenze, per la maggior parte delle persone sono assolutamente normali: lavorare, andare a fare le compere o a fare una corsa, avere un rapporto sessuale, navigare su internet o giocare sullo smartphone sono azioni che fanno parte della quotidianità e vengono svolte abitualmente.

Ma quando l’abitudine diventa ossessione, le cose possono sfuggirci di mano. Quando cominciamo a non poter fare a meno di fare una determinata cosa, si rischia di scivolare nella malattia, con conseguenze anche gravi.

Una delle conseguenze più evidenti riguarda la situazione economica: ripetere continuamente un comportamento causa spesso un drastico calo del patrimonio familiare. Il gioco d’azzardo e lo shopping compulsivo sono i principali indiziati, ma anche la perdita di lavoro, e quindi dello stipendio, a seguito di comportamenti compulsivi che tolgono tempo e spazio all’impegno lavorativo mettono a repentaglio la stabilità economica dell’individuo.

dipendenza patologica

Foto di Chris Liverani su Unsplash

Le difficoltà lavorative, che possono sfociare nella perdita del posto di lavoro, sono dovute allo spazio sempre crescente che il comportamento compulsivo occupa nella mente di chi ne diventa dipendente: i pensieri vanno costantemente a quell’azione, il tempo viene divorato da quell’attività, e tutta la concentrazione viene divorata dalla dipendenza. 

Quando si sviluppa una dipendenza infatti, si riscontrano crescenti problemi di attenzione. Si altera anche il modo di pensare: arrivano le bugie, raccontate a noi stessi e ad agli altri, si nega e di minimizza il problema, si perde brillantezza. Si arriva anche a perdere contatto con se stessi e si complicano le convinzioni che abbiamo riguardo noi stessi, i nostri bisogni, le relazioni e il comportamento dal quale dipendono.

Le ricadute peggiori di una dipendenza comportamentale sono sulla sfera personale di chi si ammala: emotivamente si assiste spesso a una tendenza a nascondere emozioni e sentimenti, soffocandoli in una coltre di aridità, oppure si nota una tendenza alla gestione della sfera emotiva, creando una sorta di paralisi. Insieme a questa crescente insensibilità arrivano sensi di colpa e vergogna, perdita di autostima, che possono portare alla depressione. Questa incapacità di manifestare i sentimenti si traduce in una chiusura, in un lento ed inesorabile isolamento sociale.

Quindi la dipendenza comportamentale porta all’isolamento e quindi crea problemi relazionali con la famiglia e gli amici, con conoscenti e colleghi: la chiusura ai propri sentimenti provoca una incapacità di aprirsi ai sentimenti degli altri, che piano piano si allontanano. Spesso le persone con una dipendenza sono circondate da altre persone, ma solitamente queste sono solo delle conoscenze superficiali, spesso finalizzate all’ottenimento di qualcosa.

Le dipendenze comportamentali spesso possono essere associate a problemi di ansia e/o depressione.

Le reazioni del cervello alla dipendenza comportamentale patologica

Foto di Robina Weermeijer su Unsplash

Le dipendenze socialmente accettabili hanno conseguenze simili a quelle da sostanze anche sul nostro cervello, lo ha spiegato bene di recente il professor Francesco Fornai, docente di Anatomia dell’Università di Pisa e responsabile dell’unità di neurobiologia e dei disturbi del movimento del Neuromed:

"Il concetto di dipendenza, per come lo conosciamo oggi e vogliamo divulgarlo alle scuole superiori, è un problema di abuso di comportamenti patologici, che non si limitano alle sostanze, ma riguardano anche gli atteggiamenti, in cui l’individuo perde il controllo degli impulsi fondamentali. Tutti quei comportamenti o sostanze che producono una gratificazione e che usiamo in maniera smodata, che siano droghe o comportamenti patologici, come lo shopping compulsivo o la dipendenza da videogame, producono nel nostro cervello gli stessi effetti dannosi. [...] Sappiamo che il meccanismo neurobiologico, il substrato della struttura cerebrale che porta a un eccesso di rischio, ha le stesse basi strutturali dell’abuso da sostanze, e che se viene colpita e stimolata in maniera così reiterata nel corso del tempo cambia di fatto la struttura dell’individuo stesso".

Prevenzione e trattamento delle nuove dipendenze

Stabilire delle regole di comportamento, prefiggersi dei limiti, prendere coscienza delle fragilità e debolezze proprie e altrui, informarsi, educare: si parte dal migliorare la propria cultura sui rischi legati a certi comportamenti e connessi all’utilizzo sempre più assiduo ed inevitabile della tecnologia in sempre più ambiti della nostra vita, per diventare più consapevoli e imparare a limitarsi e limitare il ripetersi di azioni che possono poi sfociare in vera e propria dipendenza patologica, non molto dissimili dalla dipendenza dalla droga, dall’alcol, dai farmaci per esempio.

La difficoltà a vedere in un comportamento normale, seppur ripetuto, una dipendenza patologica, rende complesso anche il trattamento di queste dipendenze. Spesso vengono individuate quando ad esse si sono aggiunte altre situazioni patologiche che hanno aggravato la condizione della persona sia dal punto di vista psicologico sia da quello fisico.

Quando viene individuata una dipendenza comportamentale, la cosa migliore da fare per tornare a stare bene è affidarsi ad un terapeuta professionista, che possa guidare la persona nel percorso di liberazione dal comportamento compulsivo.

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