Perché farmi i selfie su Instagram ha migliorato il mio umore e la qualità della mia vita (e lo farà anche a te)


fotografia terapeutica

Foto di Jay Wennington su Unsplash

Ti piace fare le fotografie? Anche tu, come molti di noi, ami immortalare in un’immagine momenti e sensazioni? Se la risposta è sì, ti racconto una cosa che forse sai già: fotografare ti fa bene. Magari ci hai già fatto caso: vedi qualcosa o qualcuno di interessante, prendi il cellulare o la reflex, inquadri e… click! Scatti, con una sensazione di benessere e grande soddisfazione.

Ebbene, lo dice anche la scienza che fare fotografie è un toccasana per l’umore. È la fotografia terapeutica: fermare momenti, conservare immagini di te e del mondo che ti circonda, aiuta a migliorare l’autostima, a perfezionare la pazienza, a vedere ciò che ti circonda da una prospettiva unica e diversa, a dare una forma alle emozioni, a esprimere ciò che senti e a mostrare la tua personale visione della realtà.

Come è possibile che un semplice click abbia tanto potere? Vediamo come si sviluppa la fotografia terapeutica, come la puoi utilizzare e come puoi cominciare a stare meglio attraverso un obiettivo!

Cosa significa Fotografia Terapeutica

Per essere chiari, è importante sapere che quando si parla di fotografia terapeutica non si sta parlando di una terapia psicologica da fare con uno psicologo o un terapeuta: quella è la foto terapia, ed è tutta un’altra storia.

Si chiama Fotografia Terapeutica un insieme di attività basate sulle foto che inizi da solo e che sono gestite da te in autonomia (o al massimo facendo parte di un gruppo o di un progetto), e in cui non viene svolto alcun tipo di terapia formale. Per praticarla non c’è bisogno di coinvolgere né terapisti né counselor: basti tu e la tua fotocamera.

La fotografia terapeutica si differenzia di molto dalla foto-terapia. Le tecniche di fotografia terapeutica sono sessioni di pratica fotografica il cui obiettivo principale è di produrre dei cambiamenti positivi in chi la svolge: singoli individui, coppie, famiglie.

Ad esse, si aggiungono più ampie tecniche di azione fotografica sociale il cui fine è di migliorare il benessere, ridurre l’esclusione sociale e creare cambiamenti sociali a livello di comunità, di società, nazionale o internazionale.

A cosa serve la fotografia terapeutica

Il fine principale della fotografia terapeutica è di esplorare la propria interiorità e migliorare la consapevolezza di sé stessi. Chi la pratica, lo fa per aumentare la coscienza di sé, del proprio intimo, e per migliorare la propria presenza nel mondo, con maggiore consapevolezza dell’ambiente che ci circonda e dei rapporti che si hanno con le altre persone.

La fotografia terapeutica, come abbiamo visto, la può fare chiunque in maniera autonoma, e viene anche usata in tantissimi ambiti, sempre per la sua funzione benefica: migliora il benessere emotivo, aiuta a riportare alla luce ricordi lontani, serve per aumentare l’inclusione sociale, per rafforzare i legami di gruppo e l’appartenenza a comunità.

Quindi sono molti i contesti in cui viene praticata: a scuola, negli ambienti di lavoro, negli ambiti formativi, nei progetti di sviluppo sociale. 

Come si pratica

fotografia come terapia

Foto di Warren Wong su Unsplash

Per fare tutto questo, nessuno ti chiederà nulla di teoria fotografica, non dovrai dimostrare chissà quali conoscenze, nessuno ti chiederà di studiare la luce, di bilanciare il bianco, di imparare le tecniche di inquadratura. Niente di niente. Servirà solo un obiettivo attraverso il quale guardare il mondo. Non sarà nemmeno importante che i soggetti siano a fuoco, o ben illuminati, nemmeno dritti o perfettamente inquadrati. Puoi fotografare quello che vuoi, come vuoi. Esprimendoti in completa e totale libertà. L’obiettivo è sentirti meglio attraverso gli scatti, non produrre foto perfette od opere d’arte! L’unica competenza richiesta è sapere dove è il pulsante di scatto della macchina fotografica o dove si trova la fotocamera nel cellulare! 😉

In tanti usano la fotografia terapeutica per una loro personale auto-osservazione o per innescare intenzionalmente un processo di cambiamento. Il risultato del fare un’auto-esplorazione basata sulle fotografie (una sorta di fotografia-come-terapia) può spesso finire per essere beneficamente terapeutica in sé stessa, specialmente quando si usa la fotocamera come mezzo di cambiamento personale o sociale.

Guardare la propria collezione di scatti e fare delle foto porta sicuramente dei benefici a livello personale, e può anche riportare in superficie dei ricordi lontani, delle emozioni potenti in modo sorprendentemente veloce. Tutto ciò può diventare travolgente per chi non è preparato ad affrontare questo tipo di sensazioni, quando esse appaiono improvvisamente. Infatti, deve essere chiaro che fare da soli non sempre è sufficiente ed indicato, e sicuramente è diverso essere accompagnati in questo percorso che attiva ed elabora tali esperienze (fotografia-durante-la-terapia) da un professionista preparato nella salute mentale.

In questo momento storico, praticare la fotografia terapeutica è anche più semplice: grazie alla tecnologia si possono vedere subito gli scatti appena fatti, è facile da usare per questa sua immediatezza, è economica perché si può fare con lo smartphone che usiamo tutti i giorni senza dover acquistare prodotti particolari e infine, grazie a semplici software, le foto appena fatte possono essere manipolate, modificate, elaborate a seconda dell’estro del momento e della fantasia.

Fotografare ti fa stare bene

Un articolo accademico pubblicato nel 2010 sull’American Journal of Public Health, "Il collegamento tra Arte, Guarigione e Salute pubblica: un'analisi della Letteratura corrente" (originale in inglese consultabile qui), analizza e riporta un compendio di oltre 100 studi incentrati sugli effetti dell’arte sulla salute fisica e psicologica. I risultati di questa comparazione sono inequivocabili: non solo la fotografia ti permette di esprimerti, ma ti aiuta anche a focalizzarti sulle esperienze di vita positive, aumenta la tua autostima e addirittura riduce la quantità dell’ormone dello stress, il cortisolo, nel sangue.

Tutto comincia dal concetto scientifico di “flusso”, conosciuto colloquialmente come “stare nella zona”: in psicologia è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un'attività, immersa in una sensazione energica di concentrazione. Il tempo sparisce, quasi ti dimentichi chi sei e diventi parte di qualcosa di più grande.

fotografia e benessere

Foto di Christian Wiediger su Unsplash

L’intero processo del fotografare richiede assoluta concentrazione: dalla scelta di un soggetto da immortalare alla scoperta di nuove angolazioni, alla manipolazione della luce. Ma anche semplicemente decidere di guardare dentro l’obiettivo e scattare, senza badare alla tecnica, è un momento di concentrazione che ti estranea da tutto il resto e ti porta a focalizzarti su ciò che stai facendo. In modo del tutto naturale, questo processo di osservazione è un compito meditativo che ti porta in uno stato di pace.

La cosa bella di questo stato mentale è che questa pace interiore non è solo positiva per la tua salute mentale, è spesso da qui che nascono i tuoi migliori lavori creativi. In questo senso, la fotografia è come la consapevolezza, è consapevolezza. La fotografia t aiuta a ri-inquadrare il mondo che ti circonda, puoi usarla per riflettere sui tuoi valori, i tuoi pensieri, i tuoi desideri, e per immaginare e mostrare il tipo di mondo che vorresti vedere. Puoi scattare ciò che vuoi, puoi decidere tu su cosa focalizzarti e cosa lasciare fuori dall’inquadratura.

Ma non dimenticarti che la fotografia è anche gioia. La fotografia terapeutica è una cosa seria, ma non deve essere sempre così seria: una delle più grandi gioie dell’atto di fotografare è che quando stai facendo le foto stacchi totalmente da tutto il resto. Per un po’ lasci indietro problemi e brutti momenti e fai ciò che ti consultabile quidiverte, ti godi il momento, assaporando questo stato giocoso che è quasi infantile.

Facendo fotografia terapeutica non solo puoi divertirti, ma nemmeno ti annoi; infatti ogni volta che prendi la fotocamera, che sia una reflex o quella dello smartphone, puoi “giocare” a cambiare tema: esplorando posti nuovi, scattando in diversi momenti della giornata, sperimentando diversi generi fotografici, usando qualche nuova app per scattare o per modificare le immagini. È scientificamente provato, abbiamo visto, che immergerti in un processo creativo è un modo per abbassare i livelli dell’ormone dello stress e ciò vuol dire che diminuisce anche l’ansia, migliora il sonno, migliora l’umore.

La fotografia può essere una forma di consapevolezza (o di coscienza dello stato presente) simile alla meditazione, la quale è provato aiuta chi soffre di depressione e ansia. La fotografia ti aiuta ad esprimere esperienze e sentimenti che a volte sono difficili da raccontare a parole. Scattando foto che ti piacciono ed inorgogliscono, cominci a costruire la tua autostima.

Uno studio del 2014, (l'originale in inglese si può leggere qui) ha messo in evidenza che chi è coinvolto nel processo creativo dell’arte visuale sperimenta un significativo aumento della Resilienza. In questo processo crescono i livelli di dopamina, il neurotrasmettitore collegato al piacere, la cui presenza è ridotta in chi soffre di depressione. La fotografia terapeutica viene usata sempre più spesso dalle persone come forma accessoria di aiuto per sé o per gli altri per superare la depressione, il dolore cronico e altro.

La tua prospettiva su di te e sul mondo può gradualmente essere esplorata, e cambiata, attraverso il processo del fotografare, analizzando gli scatti e, perché no, discutendone con gli altri.

I benefici della Fotografia Terapeutica

Riassumendo, quindi, la fotografia terapeutica è consigliata per:

fotografia terapeutica

Foto di Christian Wiediger su Unsplash

  • aumentare la conoscenza di sé, la consapevolezza, l’autostima e il benessere,
  •  migliorare le relazioni con la famiglia e gli altri,
  • attivare cambiamenti positivi,
  • ridurre l’esclusione sociale,
  • assistere nella riabilitazione,
  • rafforzare le comunità,
  • arricchire le relazioni interculturali,
  • ridurre il conflitto,
  • portare attenzione su tematiche di ingiustizia sociale,
  • perfezionare la competenza visuale,
  • accrescere l’educazione,
  • espandere la ricerca qualitativa e le metodologie di prevenzione,
  • produrre altri tipi di apprendimento e di guarigione basati sulle foto.
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